Gli standard stanno guadagnando sempre maggiore importanza nel settore dell’identificazione in radiofrequenza. Per le applicazioni Rfid correnti, i clienti richiedono standard che garantiscano prodotti universalmente compatibili. Ciò è particolarmente sentito nel campo delle smart label: si vedano per esempio le problematiche connesse con il trasporto dei bagagli sui voli aerei, la logistica delle catene di distribuzione, il servizio di consegna dei pacchi. I principali standard per l’identificazione contactless sono i seguenti: • ISO 11784/85, per l’identificazione di animali; • ISO 10536, per le smart card di accoppiamento stretto (close coupling); • ISO 14443, per le smart card di prossimità (proximity); • ISO 15693, per le vicinity card; • ISO 18000, per la gestione di articoli (item management). Per maggiori informazioni visitate il sito www.iso.org
Si riportano di seguito alcuni testi di legge inerenti la normativa RFID del settore nell'utilizzo di tag rfid, transponder, smart label, reader - lettori e antenne.
Decreto 10 settembre 1998, n. 381
Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.
Decreto Legislativo 9 maggio 2001, n. 269
Attuazione della direttiva 1999/5/CE riguardante le apparecchiature radio, le apparecchiature terminali di telecomunicazione ed il reciproco riconoscimento della loro conformità
Legge quadro N° 36 14/02/01 n. 36
sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici .
(Pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” del 7 marzo 2001 n. 55)
Decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2001, n.447
“Regolamento recante disposizioni in materia di licenze individuali e di autorizzazioni generali per i servizi di telecomunicazioni ad uso privato”
Ministero delle Comunicazioni Decreto 8 luglio 2002
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.169 del 20 luglio 2002 - supplemento ordinario n. 146)
Approvazione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze.
Garante della Privacy
Di seguito un'indicazione del Garante della Privacy sull'utilizzo di tag rfid nelle biblioteche.
Etichette intelligenti e biblioteche negli USA
L’impiego di sistemi biblioteconomici automatizzati che utilizzino etichette “intelligenti” (basate sulla tecnologia in radiofrequenza, RFID) comporta rischi potenziali che devono essere valutati attentamente per evitare di compromettere, nel lungo periodo, la libertà di pensiero.
Queste le indicazioni che esperti di alcune associazioni per le libertà civili negli USA (Privacy Rights Clearinghouse, e Electronic Frontier Foundation) hanno fornito all’American Library Association – Intellectual Freedom Committee lo scorso 10 gennaio, in occasione di un incontro pubblico a San Diego, in California (http://www.privacyrights.org/...). Il dibattito attualmente in corso sui benefici e sui rischi dei sistemi RFID ha infatti investito anche le biblioteche, che negli USA stanno valutando l’impiego di tali sistemi per semplificare la gestione dei prestiti e tenere traccia dei singoli volumi con maggiore precisione.
Gli esperti delle due associazioni sottolineano la necessità di tenere conto dell’evoluzione futura della tecnologia RFID, che attualmente ha natura proprietaria (ossia, è utilizzata da singoli produttori per garantire una migliore gestione dei propri prodotti), ma in futuro potrebbe diventare uno standard generale: alcune case editrici, ad esempio, stanno sperimentando l’impiego di etichette intelligenti su tutta la produzione editoriale. I rischi per la libertà di pensiero evidenziati durante l’incontro riguardano, in particolare, la possibilità che siano commercializzate pubblicazioni (libri, riviste, ecc.) recanti specifiche etichette RFID in rapporto all’utenza, in maniera tale che i testi riservati alle biblioteche verrebbero “marcati” in modo specifico.
Gli esperti raccomandano, pertanto, un’analisi ampia e dettagliata delle tecnologie RFID applicate al settore bibliotecario, per consentire una scelta consapevole basata sulla valutazione di rischi e benefici, soprattutto alla luce dei rischi potenziali per la privacy e le libertà civili. In particolare, alcuni principi fondamentali in materia di protezione dei dati devono trovare applicazione anche in rapporto all’uso di dispositivi RFID in ambito bibliotecario. Si tratta di principi che negli USA sono conosciuti come “Fair Information Practices” e che coincidono in buona parte con i principi elaborati nell’Unione Europea e fissati nella Direttiva 95/46/CE: